LA MEDICINA GRECA POST IPPOCRATICA (III - I secolo a.C.)

La decadenza della scuola ippocratica ebbe inizio intorno al 300 a.C., benché comunque il pensiero che vi era alla base visse una seconda fioritura in epoca Alessandrina grazie a Erofilo (che diede vita ai primi studi sul sistema nervoso e sul cervello) e a Erasistrato (grande studioso di filosofia e patologia, conosciuto per la dottrina atomistica), i quali di fatto portarono a conclusione il lavoro avviato, per l'appunto, dal sistema ippocratico.

Importantissimo in questo scenario fu anche il contributo di Aristotele (384/383-322 a.C.), considerato all'unanimità dai posteri il più grande scienziato e biologo dell’antichità.
Figlio di un medico a Stageira (in Macedonia), egli fu uno dei più noti filosofi e scienziati del mondo antico, nonché di fatto il fondatore della filosofia occidentale naturale. Benché non fosse un medico, il filosofo greco diede comunque un importante contributo allo sviluppo della medicina, dal momento che - grazie alle sue dissezioni di numerosi animali - riuscì a dar vita alla prima classificazione degli animali (contenuta all'interno dell'opera De animalibus), cosa che lo hanno reso noto anche come fondatore dell’anatomia comparata. Al suo allievo Teofrasto, inoltre, si devono quella delle piante e il primo approccio all’ erboristica.
All'interno della sua opera, Aristotele elaborò anche un sistema fisiologico incentrato sul cuore, all'interno del quale (a suo parere) sarebbe stata posizionata un'ardente fiamma vitale, mantenuta viva da uno spirito (il pneuma o spirito vitale, per l'appunto), in grado di irradiare calore in tutto il corpo. In questo scenario, secondo il filosofo polmoni e cervello avrebbero invece avuto soprattutto una funzione di raffreddamento, cosa che di fatto confermava il ruolo del cuore come organo più importante. Sempre ad Aristotele, inoltre, si devono i primi veri e propri suoi studi di embriologia, nei quali egli notò che il cuore cominciava a battere nelle fasi iniziali dello sviluppo dell’organismo e smetteva in concomitanza con la fine della vita.

IL QUADRO STORICO

Aristotele fu anche maestro di Alessandro Magno, il grande sovrano e condottiero macedone che la fioritura della cultura ellenica al proprio massimo splendore e riuscì ad espandere i propri domini il Mediterraneo.
In questo periodo, dunque, il quadro storico fu caratterizzato anzitutto dalle imponenti conquiste di Alessandro Magno entro tutti i territori del Mediterraneo. Come spesso accade, però, la massima espansione dell’impero alessandrino comportò alla fine la sua caduta. Alla morte del sovrano, infatti, il potere fu ripartito fra i suoi vari generali (i diadochi e l’impero venne diviso in numerosi regni: tra i più importanti regni vi erano sicuramente quello di Pergamo e quello tolemaico in Egitto, dove la cultura greca si fuse con quella egiziana.

La Scuola dogmatica

Volendo entrare più nel dettaglio, potremmo dire che Erofilo di Calcedonia (335-280 a.C.) ed Erasistrato (304-250 a.C.) furono coloro che di fatto svilupparono gli insegnamenti ippocratici, schierando il proprio pensiero al fianco delle dottrine professate dai Dogmatici. Entrambi gli studiosi furono impegnati sia nell'insegnamento che nel vero e proprio studio - oltre che nella pratica - di quella che oggi siamo soliti chiamare anatomia.
Erofilo - anatomista e chirurgo greco - operò prevalentemente ad Alessandria, dove si occupò dello studio del sistema nervoso centrale, arrivando ad eseguire anche la prima dissezione pubblica di cui si ha notizia. Dal canto suo, però, Erasistrato non fu certo da meno, dal momento che diede vita a un importante studio sull’anatomia del cervello e dei nervi - a cui se ne aggiunse un secondo focalizzato su vene e arterie - e importanti osservazioni relative all’apparato cardiocircolatorio: si pensi, infatti, che il fisiologo greco fu il primo a riconoscere che le arterie sono anch’esse dei vasi (in netta contrapposizione con quanto affermato in precedenza nientemeno che da Aristotele, secondo il quale le arterie non avrebbero trasportato sangue, bensì pneuma). Egli, inoltre, diede molta importanza allo studio del polso e al concetto di temperatura del corpo: tutti concetti che, però, nel corso dei secoli finirono purtroppo dimenticati.

La Scuola empirica

Proprio all'interno dell’impero tolemaico - e precisamente ad Alessandria d’Egitto - si sviluppò un movimento culturale davvero imponente. L’Egitto era d'altronde famoso anche per il millenario utilizzo di pratiche funerarie che prevedevano la dissezione dell’uomo come preparazione alla mummificazione: proprio per queste ragioni, dunque, assunsero qui un'importanza ancora maggiore nel periodo ellenistico gli esami effettuati direttamente sui cadaveri. Non si parlava più, insomma, di semplice dissezione, bensì di un momento davvero fondamentale dell’attività del medico (che tornò ad essere tale poi anche nel corso del Rinascimento europeo).
Celeberrima e alquanto importante all'interno del panorama alessandrino du la Scuola empirica, all'interno della quale vigeva il pensiero secondo cui l’attività del medico avrebbe dovuto comprendere tre momenti fondamentali:
L'anamnesi.
L'autopsia (da intendersi come visita diretta del medico sul malato.
La diagnosi.
Tra i principi principali di tale scuola ve ne furono moltissimi alquanto vicini a quelli professati dalla medicina occidentale moderna: essi, però, non ebbero purtroppo abbastanza presa per poter essere portati avanti già allora, in quanto di fatto non vi era la possibilità concreta di fare una diagnosi accurata e conseguentemente somministrare una terapia adatta.
Oltre alla Scuola empirica, nello stesso periodo ad Alessandria fiorirono anche - come abbiamo visto poc'anzi - anche la Scuola dogmatica (che rappresentava, per l'appunto, una sorta di "prolungamento" di quella ippocratica) e la Scuola metodica (la quale fu quella che fra tutte ebbe maggior successo).

La Scuola metodica
Tale Scuola di pensiero basava le proprie dottrine sui concetti professati dalla filosofia rivale rispetto a quella dei quattro elementi: la teoria atomistica di Democrito (V-IV secolo a.C.). Secondo tale scuola, la concezione ippocratica avrebbe dovuto essere considerata - come quella aristotelica - puramente finalistica, mentre alla base della teoria democritea ci sarebbe stata la necessità di valutare le cose così come apparivano nel mondo reale, ponendo attenzione principalmente alle condizioni fisiche del malato (come dimostra, per altro, la grande importanza riservata loro allo stato dei pori, in base ai cui passaggi chiuso-aperto si sarebbe potuta definire una condizione, rispettivamente, di rilassatezza o di tensione: tale concetto, però, finì per altro per essere la causa dell’estrema scarsità d’igiene esistente nel Medioevo).

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